Il comune di Isca Sullo Ionio, in provincia di Catanzaro, è situato su una collina arenaria in prossimità del torrente Vallescura ad un’altitudine di 188 m circa slm.
Il borgo di Isca viene citato in un atto notarile del 1141, dove un possidente terriero metteva in vendita le sue terre. Intorno al 1270, secondo le fonti storiche, fu asservita alla baronia di Badolato divenendo Comune autonomo della provincia di Calabria Ultra, fino alla costituzione del Regno d’Italia del 1861.
Nel secolo scorso è stato l’epicentro del grande terremoto del 1947 il quale l’ha privato di buona parte dello storico tessuto urbano distruggendo la Chiesa Matrice, i palazzi nobiliari e tutto il centro abitativo nella zona alta del paese. È indispensabile dunque tutelare e valorizzare i brani superstiti del passato architettonico e paesaggistico del luogo al fine di restituirgli la sua identità storica. Tra quest’ultimi ricopre un posto di rilievo la Chiesa di San Giovanni Battista inserita nel cammino basiliano.
Ad oggi presente come rudere, essa è collocata in via Scesa Croci accanto al grande masso (sormontato dall’edicola di San Luigi) denominato “u cantuni e San Gianni”. Il sacro edificio costituisce il classico esempio di chiesa rurale costruita nelle campagne isolate secondo il modello dei monaci basiliani. Alla luce di ciò appare evidente l’enorme importanza di questi ruderi ancora esistenti che purtroppo versano in uno stato di abbandono che rende il sito poco considerato dagli stessi abitanti e ignorato dai turisti. L’azione di recupero e valorizzazione è necessaria per la fruibilità del bene che potrebbe andare distrutto lasciando nella contemporaneità un vuoto enorme per la storia del territorio. San Giovanni e il suo enorme cantone, rappresentano per Isca l’equivalente della colonna del Tempio di Hera Lacinia per il promontorio di Capo colonna: l’ultimo baluardo del primo focolaio iscano certamente esistente proprio attorno a questa chiesa.
Le uniche fonti storiche alle quali si fa riferimento per la conoscenza del sopracitato bene storico-artistico sono desunte dalle liste di carico della Cassa Sacra, compilate dopo il 1783. Da esse si evince che:
“La suddetta Chiesa è sita fuori l’abitato, consistente in venti palmi di suolo, 55 canne e mezza di fabrica, 5 travi dello suffitto di 17 palmi l’uno, 60 tavole di detto soffitto, cinque altri travi di detto suffitto e copertura di palmi 26 l’uno, 160 cervoni e 720 tegole.
Accanto detta Chiesa esistono due camere che servono per le celle dei Romiti e due Bassi, uno dei quali serviva per la stalla e l’altro per la secrestia consistente la prima camera in 7 canne e mezza di fabrica, 4 travi dell’astraco di pal. 12 l’uno e 35 pal. Di scandali, quattro altri travi del suffitto, un altro trave di copertura di palmi 13, due filieri di pal.10, trecento e 16 tegole e 34 cervoni; basso sotto detta camera consistente in sette canne e mezza di fabrica, duodeci palmi di suolo; altra camera consistente in cinque canne e mezza di fabrica, tre travi dell’astraco, due di palmi 17 ed uno di pal.12, quattro travi del suffitto di pal.12, una trave della copertura di pal.18, 34 cervoni, 300 tegole, 10 pal. Di scandali e due vecchie tavole. Il Basso sotto detta camera che serve per stalla consiste in cinque canne e mezza di fabbrica e duodici palmi di suolo”. (A.S.C.-Cassa Sacra Liste di carico – Vol.III – pagine 746 e 747).
La Chiesa di San Giovanni esisteva il 13 giugno 1613 quando Papa Paolo V accordava “Pro Confraternitate S.Ioannis Baptistae, in ecclesia eiusden S.Ioannis Baptistae, terrae de Iscla, Squillacen.dioc., indulgentia in festo ipsius S.IoBaptistae et Assumptionis B.M.V. et Evangelistae” ed era agibile nel 1743, anno di compilazione del catasto onciario che la descrive “eretta fuori le Mura di questa Terra”. (Francesco Russo -Regesto Vaticano – Roma 1979 – Volume V – pagine 434 n.27231).
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