GAGLIATO ARCHEOLOGICA
Da Rodano a Sant’Antonino, passando per la Ravaschiera, Petraro e Malandrano, sul lato sud dell’Ancinale e da contrada Martelli a Casteriuni passando per Turriti e Lagonia, sul lato Nord dell’Ancinale, i rinvenimenti archeologici non sono mancati; alcuni documentati dalla Soprintendenza (come le tombe di Petraro), altri clandestinati come la piccola necropoli di Turriti “saccheggiata e distrutta da malaccorti trafugatori” come cita il prof. Sia nel suo libro “Satriano antica Cecino città della Magna Grecia. E inoltre i toponimi che ci riportano all’età medievale: S. Angelo, S. Stefano, S. Ippolito, Monastero di Panaijri, San Brasi.
Ci soffermeremo per ora soltanto sulle tracce archeologiche rinvenute a “Casteriuni”.
“Casteriuni”, come in altri numerosi casi, è certamente riferito a fortificazioni antiche e proprio su questo luogo sono state compiute attività di ricerca con risultati importanti.
Con il Progetto dell’Istituto Tecnico per Geometri “G. Malafarina” di Soverato, guidato al tempo dal preside Domenico Servello, che si è avvalso della collaborazione della Soprintendenza Archeologica nella persona della dott.ssa Aisa e dell’archeologa preistorica A.M.Tucci, nell’anno scolastico 2009/10 sono state eseguite ricognizioni approfondite sul versante Nord dell’Ancinale, nell’area compresa tra i limiti territoriali Satriano – Gagliato, lungo la strada provinciale e quella del depuratore di Gagliato, oggi località Gomeno.
Come afferma lo stesso scrittore Ranieri, i confini territoriali attuali non coincidono con quelli antichi e la località “casteriuni” era territorio di Satriano. L’area archeologica indagata definita “Gomeno”, è – di fatto – un’estensione di “Casteriuni” con le medesime caratteristiche orografiche.
La ricerca effettuata ha consentito di raccogliere 6 cassette di materiale ceramico anche di pregio, materiale che va dalla fine del VII (età protostorica) alla fine del IV sec. a.C., manufatti prodotti in magna Grecia ma di fattura greca: anfore (massaliota) da trasporto (V-III sec. a.C.), anfora corinzia B, basamento di bacino (bacile), arule (piccoli altari per uso domestico), coppa ionica, Kilix, (coppa biansata) (prima metà IV sec.a C.), boccaglio di lekitos (contenitore per profumi), Skiphos (altra tipologia con anse sopraelevate rispetto all’orlo), piede di un cratere, peso da telaio, Pithoi.
Inoltre, è stato individuato il basamento di un imponente muro.
Il rinvenimento di oggetti miniaturistici e lo studio dell’area, ha consentito alla dott.ssa Aisa di ipotizzare la presenza di un santuario dove questi oggetti avevano funzione di ex voto.
L’area era una postazione di controllo della valle, sito di controllo sulla direttrice che collegava la costa con l’entroterra e i traffici commerciali di pece, legname e altro, punto di confine tra le popolazioni indigene e i colonizzatori al tempo della fondazione delle colonie Magnogreche.
Il centro fortificato visse fino al periodo ellenistico e decadde con l’arrivo dei romani che non avevano più alcuna necessità di difendersi.
Inoltre non bisogna dimenticare dei numerosi rinvenimenti numerosi in occasione degli sbancamenti della Str. Provinciale “Gagliato mare” negli anni Settanta.