La villa romana di campagna era un tipo di residenza particolarmente diffusa nel periodo tardo repubbicano. Erano definite “rustiche” quelle al centro di una attività agricola permanente. I basamenti a criptoportico erano molto diffusi per regolarizzare i pendii su cui la costruzione sarebbe stata realizzata, ma anche per costituire una serie di ambienti di servizio e di comunicazione sotterranea tra le varie parti della villa.
LA VILLA ROMANA DI LOCALITA’ ROLLO
SIMONA ACCARDO “VILLE ROMANE NELL’AGER BRUTTIUS”: il paesaggio rurale calabrese durante il dominio romano, Roma L’ERMA DI BRETSCHNEIDER, 2000
Le strutture, appartenenti ad una villa romana e disposte sul fianco di una collina, sono su tre livelli. In basso, un muro continuo, a grosse pietre appena squadrate, definisce la prima terrazza. L’intercapedine tra questo muro e il pendio è riempita da una specie di conglomerato incoerente. Sopra, affiorano una serie di volte a botte, di notevoli dimensioni, disposte in serie autocontraffortantesi, costruite con rozzo conglomerato e con intradossi rifiniti da uno strato di scaglie sottili.
La forma della terrazza superiore era certamente poligonale. Al centro di essa, uno scavo abusivo ha messo in luce altre volte a botte autocontraffortantesi, pertinenti, forse, a cisterne o a cantine.
Sul piano della terrazza superiore è stato trovato del materiale termale ancora sul posto. Probabilmete, la terrazza superiore apparteneva al settore residenziale del complesso col balneum.
Tra i rinvenimenti in superficie ricordiamo: mattoni per suspersurae, frammenti di embrici e di laterizi, frammenti di cocciopesto, anfore.
La povertà delle strutture e dei reperti farebbe pensare a una villa rustica piuttosto che ad una villa patrizia.
Il tipo di conglomerato usato induce a proporre, per questa struttura, una datazione molto alta, probabilmente repubblicana.